Tradivaria

La forza delle parole “Da Tenco a Gaber”.

 “Tradivaria”.

Spettacolo della rassegna “Cartellone” de La Botte e il Cilindro con Roberto Maria Desiato e Salvatore Delogu.

Domenica 26 maggio alle ore 21.00 al teatro Il ferroviario di Sassari, prosegue la rassegna La Forza delle parole “Da Tenco a Gaber” organizzata dall’associazione culturale “materia grigia” con la presentazione di “Tradivaria”, spettacolo della rassegna “Cartellone” de La Botte e il Cilindro, con il  flautista/cantante napoletano Roberto Maria Desiato, e il chitarrista Salvatore Delogu. Lo spettacolo è dedicato alla figura del cantastorie, che si spostava di città in città raccontando alle persone riunite nelle piazze una storia o un fatto realmente accaduto, con l’aiuto del canto e spesso di cartelloni in cui erano raffigurate le scene salienti del racconto. Il concerto si chiuderà con un omaggio a Giorgio Gaber.

L’iniziativa è organizzata dall’associazione “Materia Grigia” in collaborazione con la Compagnia Teatro ”La Botte e il Cilindro”, la Libreria  Internazionale ”Koiné”, i “Bertas”, “La Camera Chiara”, il Circolo “Il Vecchio Mulino”.

Materia grigia è un’associazione culturale e universitaria, che opera in città in collaborazione con l’Università degli Studi di Sassari, l’Ersu, Comune di Sassari Assessorato alle Culture, Provincia di Sassari, Fondazione Banco di Sardegna e Regione Sardegna. Dal 1990 organizza ogni anno il laboratorio “Università e Teatro”. Dal 2010 organizza la rassegna “La Forza delle Parole”.

Canta/storie dal Medioevo a De Andrè

Duo Tradivaria

Roberto Maria Desiato voce, flauti, percussioni

Salvatore Delogu chitarra, percussioni

Angela Miele note introduttive

musiche di A. Branduardi, F. De Andrè, E. Bennato, R. De Simone, R. Grano, R. Duprè, F. Doppler,

illustrazioni di Roberto Maria Desiato, Angela Miele, Sara Porcu

Presentazione

Canzoni antiche e moderne illustrate da cartelloni realizzati appositamente per la serata, brani strumentali, poesie, improvvisazioni, sono gli ingredienti di Canta/Storie dal Medioevo a De Andrè ispirato a una figura tradizionale della letteratura orale e della tradizione popolare: il Cantastorie. Il recupero della comunicazione umana reale a dispetto di quella virtuale imperante, è l’idea di base di questo progetto musicale e del programma costruito ad hoc intorno al mondo dei cantastorie. Brani della tradizione dei cantastorie La Baronessa di Carini nella versione resa celebre da Gigi Proietti (chi non ricorda, nell’omonimo sceneggiato, la mano insanguinata della Baronessa, impressa su un muro del Castello di Carini dove fu uccisa dal padre il 4 dicembre del 1563?), e Il Brigante Musolino (conosciuto come u rre dill’Asprumunti , visse a cavallo tra l’ottocento e il novecento. Autore di numerosi delitti, è una figura assai controversa tra l’eroe è il vile assassino. Le sue vicende ebbero eco su tutti i giornali italiani, ispirarono poeti, come Pascoli che gli dedicò un’ode incompiuta,  registi e musicisti. Brani strumentali medievali, in ricordo delle origini trobadoriche del cantastorie: Tre fontane (ballata anonima del XIV sec.). o  di congiunzione tra le storie: la Fantasia Ungherese di Franz Doppler (1821-1883) compositore e flautista austriaco (dal sapore rom, in omaggio al carattere itinerante dei cantastorie) e Alegria (1995 – il celebre brano di René Duprè, compositore ufficiale del Cirque de Soleil, oltre a dare il nome allo spettacolo più conosciuto del grande circo di mimi acrobati e giocolieri è anche famoso per essere la sigla del programma televisivo Ballarò). Brani della tradizione partenopea: Nascett e ‘miezz’ ‘o mare (la storia di Napoli raccontata in musica e versi da Roberto De Simone, classe 1933, regista teatrale, compositore e musicologo napoletano), Lo Guarracino ( canzone napoletana al ritmo di tarantella di un autore ignoto del ‘700, che narra una divertente vicenda di amori e liti tra pesci e nella quale sono enumerati i nomi di numerosissime varietà ittiche), ‘A livella (la poesia di Totò più conosciuta. Scritta nel 1953 e tradotta in numerosi dialetti italiani e lingue straniere, è una metafora sull’uguaglianza tra gli uomini) e Brigante se more (antico grido di battaglia che esprime lo stato d’animo del popolo del sud nel periodo successivo all’unità d’Italia. Fu ripreso da Eugenio Bennato, con il gruppo Musicanova, nella colonna sonora dello sceneggiato del 1978 L’eredità della Priora ). Brani dei due poeti-menestrelli della canzone italiana: De Andrè e Branduardi: del primo: Dolcenera ( canzone onirica sulla solitudine, scritta per l’alluvione di Genova del ’70, è stata scelta proprio in ricordo delle alluvioni che hanno flagellato l’Italia lo scorso novembre) e La ballata di Michè ( la prima canzone che ha scritto De Andrè, nel 1961, narra di Michè suicida in prigione dove era stato rinchiuso per aver ucciso chi voleva rubargli Marì. Una vicenda cruenta e delittuosa in pieno stile dei cantastorie). Del secondo Le confessioni di un malandrino (canzone capolavoro di Branduardi musicata nel 1975 sulle parole di Confessioni di un teppista, lirica scritta nel 1920 del poeta russo Sergej Esenini). I brani, ricchi di riferimenti storici e letterari, saranno introdotti da delle note a cura di Angela Miele, direttrice artistica dell’Associazione Culturale Euterpe, docente di pianoforte nelle SMIM. Le illustrazioni sono state ideate e disegnate dal flautista Roberto Maria Desiato  e  dipinte su grandi tele (cm 138 x 110) da Angela Miele con la collaborazione della giovane studentessa Sara Porcu autrice delle vignette di uno dei cartelloni.

Il concerto si chiuderà con un omaggio a Giorgio Gaber.

“Se ci fosse un uomo: gli anni affollati del signor Gaber”

La forza delle parole “Da Tenco a Gaber”: 

“Se ci fosse un uomo: gli anni affollati del signor Gaber” Un itinerario fra i pensieri e le parole del signor G con Giulio Casale.

Sabato 18 Maggio, alle ore 21.00, al Vecchio Mulino in via Frigaglia n.5 a Sassari, prosegue la rassegna “da Tenco a Gaber” La Forza delle Parole 2013, con la presentazione di  “Se ci fosse un uomo: gli anni affollati del signor G” Un itirenario fra i pensieri e le parole del signor G con  Giulio Casale .

Il cantautore, attore, scrittore,  estraordinario interprete della complessa arte del teatro-canzone già leader del gruppo rock Extra, proporrà un excursus di canzoni italiane da Luigi Tenco a Giorgio Gaber, del quale ha recentemente portato in scena nei maggiori teatri italiani lo spettacolo “Polli di allevamento” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini premiato come miglior atto di prosa del 2007 con il Premio Enriquez.

L’incontro, organizzato dall’associazione “Materia Grigia” in collaborazione con la Compagnia Teatro ”La Botte e il Cilindro”, la Libreria Internazionale ”Koiné”, i “Bertas”, “La Camera Chiara” e il Circolo Culturale Enogastronomico Arci “Il Vecchio Mulino”, sarà anche l’ultimo appuntamento della rassegna “MusicaNarrante”, proposta dal Vecchio Mulino, che ha portato alcuni degli esponenti di spicco della Musica d’Autore Italiana quali Giancarlo Onorato (ex Underground Life), accompagnato dal talento italiano Guido Maria Grillo e dalla pianista jazz Meg Russo, e Stefano Giaccone (ex Franti e Kina) accompagnato dalla cantante jazz Giovanna Mais.

 

Giulio Casale (Treviso, 1971) è figura pressoché unica nel panorama culturale italiano: attore, scrittore, cantautore, straordinario interprete della complessa arte del teatro-canzone. Negli anni Novanta è protagonista della scena musicale quale leader del gruppo rock Estra, con cinque album all’attivo. Nel 2000 pubblica il libro di poesie “Sullo zero”. Al disco omonimo che ne documenta il reading dal vivo vengono assegnati il Premio Mariposa (2002) e la Targa Premio Grinzane Cavour (2003).

Nelle stagioni teatrali 2006/2008 propone nei teatri italiani “Polli di allevamento” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, spettacolo premiato come miglior atto di prosa del 2007 con il Premio Enriquez (Sirolo, AN). Ha elaborato drammaturgicamente i testi di Mario Capanna sul ’68 per lo spettacolo Formidabili quegli anni, da lui stesso interpretato, che ha debuttato con straordinario successo al Teatro Strehler di Milano nella primavera del 2008 e nel 2009 i diari di Nanda Pivano, cui aveva lavorato prima della sua scomparsa, per lo spettacolo “La canzone di Nanda”. “Intanto corro” (Garzanti, 2008) è la sua prima opera narrativa. È traduttore dei testi di Jeff Buckley (Dark Angel, 2007).

Il “live confindenziale” che proporrà nei locali del Vecchio Mulino sarà un occasione unica per condividere emozioni “a breve distanza”, l’artista che diventa uomo, il pubblico che si fa persona, in uno scambio reciproco di energia e umanità.

In scaletta i brani dell’ultimo disco “Dalla parte del torto”, alcune cover e molte sorprese. Ogni spettacolo per Giulio è un nuovo incontro poetico, mistico, affascinante, ogni incontro altra vita. E via: assecondando la (sua) metamorfosi.

Posti limitati, per info e prenotazioni: 079/4920324 – 3393407008.

Rassegna stampa: Alghero EcoSardegnaMarenostrum, BuongiornoAlghero, Sardegnaeventi,

“Qualcuno era comunista”

La forza delle parole “Da Tenco a Gaber” 

“Qualcuno era comunista ” Incontro con Luca Telese. Interventi musicali a cura di Andrea Desole.

Lunedì 13 maggio alle ore 20.00 al teatro Il ferroviario di Sassari, prosegue la rassegna La Forza delle parole “Da Tenco a Gaber” curata dall’associazione  culturale “materia grigia”.

Sarà presente il giornalista e scrittore Luca Telese che parlerà del suo libro “Qualcuno era comunista”, quasi ottocento pagine a raccontare la commedia umana, prima che politica, che travolse il comunismo italiano sotto la frana del muro di Berlino. La presentazione sarà arricchita dagli interventi musicali di Andrea Desole.

29 maggio 2009

Qualcuno era comunista

 “Povero Achille, che notte dura. Ci sono le stelle, tante da far paura. Ah Tortorella! Raccontami ancora la favola bella. Ah, Ingrao! Raccontami ancora dello Zio Mao”. È nei versi di un anonimo pasquino, distribuiti di notte sulle sedie dei delegati al XIX e ultimo congresso del PCI, che ritroviamo la cifra del libro bello e alluvionale che Luca Telese ha dedicato alla svolta del 1989-1991. Da oggi in libreria con un titolo preso a prestito da Gaber (“Qualcuno era comunista”, Sperling & Kupfer, 22€) il giovane notista del Giornale e conduttore di Tetris dedica quasi ottocento pagine a raccontare la commedia umana, prima che politica, che travolse il comunismo italiano sotto la frana del muro di Berlino. Lo psicodramma che definì i binari comportamentali lungo i quali si sarebbe mossa la sinistra italiana nei vent’anni successivi. Sì, fino ad oggi. Perché anche se molti dei protagonisti di queste pagine sono ormai scomparsi o da tempo in silenzio, è impossibile non riconoscere in quel passaggio la fucina di molti dei modelli antropologici con i quali siamo alle prese ancora ai nostri giorni.

Tra gli elementi minori ma sempreverdi c’è ad esempio il protagonismo del “partito della satira che fa da pesce pilota al partito della politica”, come scrive Telese, con Michele Serra che assume dalla tribuna di Cuore il ruolo di guardiano ondivago della purezza morale insieme comunista e postcomunista. E quindi di colui che sfoggia disprezzo rituale per il riformismo migliorista a pochi mesi dalla svolta (“Se questa epoca storica pretende la scomparsa del comunismo, benissimo. Ci sono tante cose che possiamo fare, possiamo andare a pescare. Non possiamo però diventare quello che vuole Giorgio Napolitano, una sorta di partito repubblicano camuffato”, dirà nel marzo 1989 intervistato da Beppe Severgnini) ma che si precipita subito dopo a rassicurare il suo mondo  sull’opportunità della mossa di Occhetto (“Credetemi, compagni, è meglio così”, il titolo di un suo celebre editoriale dell’Unità). Ci sono poi i prodromi di quello che avremmo chiamato girotondismo, in quei mesi incarnati dall’ala più intollerante della Sinistra dei Club che con Paolo Flores d’Arcais vede nella svolta l’occasione per liberarsi sulla sinistra di ogni partito quale che fosse. Lo stesso Flores che già in quei mesi diffonde liste di proscrizione abbondanti ancorché ecumeniche: “Vorrei un partito in cui non ci fossero Chiarante, Borghini, Corbani, Michelangelo Russo, Lama e Ranieri, Ingrao, Tortorella e Magri”, avrebbe detto al Corriere della Sera nel luglio 1990 pensando forse di accelerare il rinnovamento ma finendo per calcificare la contrapposizione tra Sinistra dei Club e il nuovo partito che andava nascendo.

Ma tra i comportamenti di allora che suonano ancora familiari c’è naturalmente molto di più classicamente politico. Quel politico che Telese fotografa con la lente del collezionista dei piccoli gesti che parlano più dei migliori discorsi, e dunque con un metodo giornalistico che nel suo caso è figlio tanto del leggendario cannocchiale di Giampaolo Pansa quanto della spietata microveggenza di Francesco Merlo. Per centinaia di pagine seguiamo quindi le orme di coloro che Luciano Lama chiamava nel 1990 “i dorotei comunisti, quelli che danno poca importanza ai contenuti e pensano soltanto al potere”, capitanati da un D’Alema già in pista per il comando e impegnato a ricucire sempre e comunque tra le varie anime di un PCI in via di inevitabile frantumazione. O anche la fissità della pregiudiziale antisocialdemocratica che accompagnò tutto il corso della trasformazione dal PCI in PDS, la stessa che impedì al nuovo partito di scegliere la strada allora ancora vitale del socialismo europeo e che oggi Livia Turco ricorda con disarmante franchezza: “Io non avrei mai accettato una Svolta che fosse semplicemente socialdemocratica. Non avrei potuto accettare di abbandonare il comunismo per… così poco”. Così come nasce in quel frangente la frenesia con cui si scelse e si sceglierà di fondare nuovi partiti invece di dedicarsi al ben più difficile mestiere di elaborare nuove proposte politiche, mentre ritroviamo in queste pagine il ritornello “Questo non è un nuovo partito, ma un partito nuovo” che ha accompagnato fino alla noia la nascita del PD.

L’apocalisse comunista, raccontata da Telese con la stessa capacità ossessiva che ha fatto del suo precedente “Cuori Neri” un libro di culto per un pezzo negletto d’Italia, è dunque una galleria di grandi velleità e piccoli fallimenti. Sullo sfondo di uno psicodramma che avrebbe rappresentato l’ultimo grande spartiacque della storia della sinistra italiana, dopo il quale niente sarebbe più stato uguale a prima ma che ci avrebbe consegnato un dopo destinato a rimanere sempre uguale a se stesso. Un libro costruito sulla premessa sentimentale di una superiorità berlingueriana che non fa i conti con le tare precisamente berlingueriane di cui questa classe dirigente non si è mai liberata. Ma anche per questo un libro-miniera che non si può evitare di leggere, come la migliore introduzione al ventennale del 1989.

Andrea Romano – il Riformista

Luca Telese, QUALCUNO ERA COMUNISTA pp. 756 , Sperling & Kupfer

Luca Telese

Giornalista parlamentare ed ex portavoce del Partito della Rifondazione Comunista e poi nell’ufficio stampa del Movimento dei Comunisti Unitari, inizia la sua carriera collaborando con l’Unità, Il Manifesto, Il Messaggero e Il Foglio. Nel 1996 è assunto ne L’Italia settimanale, diretto da Pietrangelo Buttafuoco. Collabora anche con la società giornalistica “La Vespina” di Giorgio Dell’Arti. Nel 2003 inizia a collaborare con Vanity Fair.Dal 1999 al 2009 lavora per il quotidiano Il Giornale, occupandosi soprattutto di quanto avviene nella parte sinistra del sistema politico italiano e di spettacoli e cultura. Per lo stesso quotidiano dal 2007 ha seguito in particolare il Partito Democratico. Sebbene stesse lavorando per Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, il 21 agosto del 2008 Telese si definisce «un comunista italiano a lungo impegnato in un giornale di destra» . Il 14 agosto del 2009 lo stesso Luca Telese nel suo blog annuncia il passaggio da Il Giornale a Il Fatto Quotidiano, quotidiano diretto da Antonio Padellaro, edito dal 23 settembre, con cui collaborerà sino al giugno 2012. Dirige la collana “Radici nel Presente” della casa editrice Sperling & Kupfer. La collana dedica molta attenzione a vicende storico-politiche, «purgatorio infinito delle memorie indeterminate» con l’intento di illuminare «questa terra di nessuno così vicina e impervia, il nostro passato prossimo». È stato autore di alcune trasmissioni televisive (Chiambretti c’è, Batti & Ribatti, Cronache marziane) e conduttore del programma televisivo Planet 430, scritto insieme  a Lorenzo Mieli e Vittorio Zincone. Ha partecipato prima alla conduzione di Omnibus Estate e poi di Confronti su Rai 2. Dal 2007 conduce su LA7 il programma Tetris che intreccia politica e Tv. In radio ha condotto Tabloid, rassegna quotidiana tratta dalle pagine interne dei quotidiani Italiani di Radio3, in onda dalle 9.30 del mattino. Per due anni è stato, dopo averla anche saltuariamente condotta, il contraltare di Giuseppe Cruciani a La Zanzara. È stato allontanato nel 2010 dopo aver definito Emma Marcegaglia “una cretina” per via del suo atteggiamento omertoso sul caso Nicola Porro (il vicedirettore de Il Giornale intercettato telefonicamente). Insieme a Roberto Corradi è stato l’animatore de Il Misfatto, il supplemento di satira de Il Fatto Quotidiano su cui di solito scriveva un corsivo contraffatto con la voce dei protagonisti della settimana. Dal giugno del 2010, con Luisella Costamagna, conduce In onda, talk show di approfondimento serale di LA7 (nel settembre 2011 Luisella Costamagna viene sostituita dal vicedirettore de Il Giornale Nicola Porro) e dal 4 maggio 2011 Fuoriluogo su Current.

Nel giugno 2012 Telese lascia il Fatto Quotidiano. Rientrato in Italia dalla Francia, dove ha seguito le elezioni presidenziali, trova in prima pagina sul Fatto un titolo (“Parmacotti”) che celebra la vittoria a Parma del candidato del Movimento Cinque Stelle. Il giornalista contesta al quotidiano la scelta di fiancheggiare i grillini.

Contestualmente Telese annuncia di essere già al lavoro per fondare un nuovo quotidiano nazionale, Pubblico Giornale, il cui lettorato di riferimento sarà costituito dagli elettori principalmente di sinistra. Il primo numero di Pubblico Giornale è uscito in edicola il 18 settembre 2012.  L’esperienza si chiude però dopo tre mesi e tredici giorni dal primo numero.

Ha scritto sei libri: “La lunga Marcia di Sergio Cofferati” (Sperling & Kupfer 2003), “Lula! Storia dell’uomo che vuole cambiare il Brasile e il mondo” con Oliviero Dottorini – Castelvecchi 2003), ”Cuori neri” (Sperling & Kupfer 2006), “Qualcuno era comunista” (Sperling & Kupfer 2009), “La marchesa la villa e il cavaliere” (Aliberti 2011) e “Gioventù amore e rabbia” (Sperling & Kupfer 2011. Sempre per la Sperling cura una collana, “Le radici del presente”, che si occupa di raccontare il passato prossimo dell’Italia. In uno dei volumi, “Vite ribelli” ( 2007), ha pubblicato un racconto sul terremoto di San Giuliano. In una raccolta della Cairo Editore, “Ti amo ti ammazzo”, ha raccontato a modo suo, la storia de “La Marchesa a luci rosse” ( Anna Casati Stampa).

In un’altra antologia “ Invito alla festa con delitto” (2004) è stato pubblicato “L’Uomo che voleva uccidere Palmiro T.

  

Andrea Desole

Nasce a Sassari il 19 ottobre 1966. Fin dalla giovane età respira aria di musica e cultura teatrale, provenendo da una famiglia da sempre interessata e partecipe agli interessi culturali della propria città. Frequenta le medie presso il Conservatorio di Musica L. Canepa di Sassari studiando, come strumento principale, il pianoforte. Da sempre dotato di una vocalità interessante, approfondisce la pratica frequentando, già quindicenne, i primi corsi di musica jazz e canto che sono tenuti a cura dell’ARCI cittadina.  Da subito le sue doti sfociano nelle prime esibizioni dal vivo con i primi compagni di avventure musicali, appassionandosi alla ricerca e alle contaminazioni tra musica colta e popolare. Scelta che, nella seconda metà degli anni ’80, lo porta a fondare, con Uccio Soro, Paolo Zannin, Massimo Cossu e Giancarlo Longoni, il gruppo degli ICE. Nel 1987 partecipano e vincono il Festival di Castrocaro con brano “MERE MANNA” .

Nel 1988 partecipano al Festival di Sanremo col brano “MAMA” entrambi scritti da Piero Marras e da loro rielaborati. In contemporanea firmano il primo contratto discografico con la RICORDI. Da lì seguono numerosissime partecipazioni a programmi televisivi nazionali suscitando vivo interesse da parte della stampa nazionale ed estera, oltre ad un’intensa attività Live. Con gli ICE, tournee dal vivo fino al 1992. Terminata l’esperienza ICE, prosegue sia come artista solista sia come autore di musiche e testi per se stesso e per diversi artisti isolani. Nel 1994 /95 è Lead Vocal dei CENTO, storica band sassarese. Nel 1998 entra a far parte dei PERICOLO GENERICO: band prettamente dal vivo con la quale si esibisce nei migliori locali italiani con un repertorio che spazia nella musica internazionale, fino al 2007. Nel 2009 produce artisticamente i “WHITE SUNSET” giovanissima band che porta alla vittoria del concorso nazionale “Italia Wave Love Festival” (Premio FAWI come miglior Band Emergente d’Italia). Nel 2010/12 collabora e partecipa al progetto e spettacolo “El Barbaro del Ritmo” con l’Orchestra Jazz in Sardegna diretta dal Maestro G. Agostino Frassetto. Come arrangiatore, vocalist, tastierista collabora nei vari anni con tutte le maggiori produzioni discografiche isolane tra cui: Piero Marras, Bertas, Orchestra Jazz in Sardegna, Cento, Tressardi, Falò, Arcano, Andreana Demontis.